
Il ministro degli Esteri ucraino, Dimitro Kuleba, ha esortato i leader latinoamericani che non sono sicuri della vittoria ucraina a essere «più intelligenti» nelle loro posizioni sulla guerra, perché quando Kiev vincerà si troveranno in «una posizione particolare».
Durante un incontro con i media presso l’Associazione stampa interamericana, Kuleba ha riconosciuto che l’Ucraina ha in programma, in vista del 2023, di incrementare le sue relazioni con la regione e di lavorare per rafforzare i legami politici, sociali ed economici con l’America Latina.
A questo proposito, ha sottolineato l’importanza che non solo le potenze occidentali sostengano l’Ucraina, ma anche i Paesi del continente americano, rivolgendo un appello ai leader della regione che hanno assunto un profilo basso rispetto all’invasione russa.
«Ci sono molte forme di neutralità», ha detto Kuleba, che ha spiegato che ci sono Paesi che non si considerano neutrali perché vogliono mantenere «buone relazioni» con Kiev e Mosca; ci sono quelli che condannano l’invasione, ma si rifiutano di fornire armi; e quelli che «non fanno nulla».
«Quando un Paese non condanna apertamente l’invasione russa, il più grande atto di aggressione del XXI secolo, sceglie la parte sbagliata (…) è d’accordo con la violazione forzata dei confini e con il fatto che un altro Paese possa essere invaso», ha sottolineato il diplomatico ucraino.
Durante la sessione di domande e risposte all’incontro con i media, Kuleba ha insistito sul fatto che l’Ucraina rispetta, anche se non condivide, la decisione di coloro che non vogliono fornire armi alle forze armate ucraine, anche se ha rimproverato che questa decisione, giustificata in alcuni casi con l’argomento di «non alimentare la guerra», è una posizione che «non si adatta alla realtà».
«Se non vogliono inviare armi perché alimentano la guerra, bene, ma devono conoscere le conseguenze (…) Coloro che non aiutano con le armi, in realtà stanno dicendo che non vogliono che l’Ucraina combatta. Stanno dicendo che gli ucraini moriranno e perderanno la loro sovranità e indipendenza.
Valore simbolico della visita del Papa D’altra parte, Kuleba ha insistito sull’importanza della visita di Papa Francesco in Ucraina, come hanno fatto decine di altri leader mondiali, sempre in condizioni di sicurezza. «Gli abbiamo chiesto di visitarci molte volte, siamo pronti a garantire la sua sicurezza», ha detto.
Per il diplomatico ucraino, la visita di Francesco in Ucraina invierebbe un «messaggio di unità» non solo ai cattolici ucraini, ma anche a tutti i cristiani del mondo. «Preghiamo Dio che Francesco venga in Ucraina (…) Sono convinto che i cristiani ortodossi accoglieranno con favore questa visita», ha aggiunto.
A questo punto, Kuleba ha ringraziato Papa Francesco per i numerosi appelli lanciati per porre fine alla guerra in Ucraina e ha sottolineato la sua «simpatia» per l’Ucraina e il suo «sostegno a distanza», pur sottolineando che «una visita è una visita», lasciando intendere che si tratterebbe di un gesto di maggior significato.
Infine, il ministro ucraino ha riconosciuto che lo stato di salute del Papa potrebbe essere un forte argomento per ritardare la visita in Ucraina, anche se ha ricordato che il Papa ha fatto altri viaggi all’estero nonostante le sue condizioni. «Il Papa è una figura molto importante (…) Una visita è più importante di mille parole», ha concluso.
«INEVITABILE» L’ADESIONE ALLA NATO Interrogato sull’ipotetica adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica, Kuleba ha affermato che essa avverrà «inevitabilmente», pur riconoscendo di non essere in grado di valutare i tempi di questo processo, poiché «dipende da molti fattori».
A questo proposito, ha insistito sul fatto che la Russia sta falsamente usando il presunto avvicinamento dell’Ucraina alla NATO come scusa per giustificare l’invasione del febbraio 2022, e ha ricordato che l’invasione e l’annessione della Crimea nel 2014 è stata effettuata quando Kiev non era un membro del blocco, né stava pensando di diventarlo.
Per quanto riguarda l’offensiva dello scorso anno, Kuleba ha sottolineato che anche all’epoca l’Ucraina era lontana dall’adesione all’Alleanza Atlantica, «lontana come la luna dalla Terra», poiché nemmeno la NATO era pronta a compiere questo passo.
Il diplomatico ucraino ha quindi concluso che lo status di Stato neutrale nella dualità del blocco atlantico e di quello russo non è garanzia di pace, riferendosi ancora una volta alle aggressioni commesse dalla Russia negli ultimi anni. Ha affermato che la migliore garanzia di non essere attaccati dalla Russia è quella di essere membri della NATO.
Per giustificare la sua argomentazione, ha fatto riferimento alle richieste presentate da Svezia e Finlandia – in attesa di ratifica solo da parte dei parlamenti di Turchia e Ungheria – entrambi Paesi nordici che hanno capito che, secondo lui, l’unico modo per evitare un’offensiva russa è essere membri del blocco atlantico.
Fonte: (EUROPA PRESS)






