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Burkina Faso, Guinea e Mali chiedono di essere riammessi nell’UA e nell’ECOWAS dopo la loro esclusione dovuta a colpi di Stato.

Roberto De Luca

2023-02-10
Archivo
Archivo – El coronel Assimi Goita. – HABIB KOUYATE / XINHUA NEWS / CONTACTO

Le autorità del Burkina Faso, della Guinea e del Mali hanno chiesto di essere reintegrate nell’Unione Africana (UA) e nella Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), dopo essere state sospese a seguito dei colpi di stato avvenuti in questi Paesi negli ultimi anni.

I ministri degli Esteri di Burkina Faso, Guinea e Mali, rispettivamente Olivia Rouamba, Morissanda Kouyate e Abdoulaye Diop, hanno tenuto un vertice nella capitale burkinabé, Ouagadougou, durante il quale hanno concordato di unire le forze per cercare di ottenere la reintegrazione in questi blocchi.

Il comunicato congiunto emesso dopo il vertice afferma che i tre Paesi «coordinano gli sforzi e portano avanti iniziative comuni per la revoca delle misure di sospensione e di altre restrizioni», comprese le sanzioni economiche imposte contro i tre Paesi.

Hanno indicato che le misure dell’UA e dell’ECOWAS «colpiscono le popolazioni già colpite dall’insicurezza e dall’instabilità politica» e «privano» entrambe le organizzazioni «del contributo dei tre Paesi, necessario per superare le principali sfide».

I ministri hanno inoltre sottolineato che queste misure «rappresentano un attacco alla solidarietà sub-regionale e africana, che è al centro dell’integrazione e della cooperazione regionale e continentale».

A questo proposito, hanno deplorato che le sanzioni, «imposte in modo meccanico», «non tengano conto delle cause profonde e complesse dei cambiamenti politici», in riferimento ai disordini sociali che hanno preceduto l’ondata di rivolte in questi Paesi a causa dell’aumento dell’insicurezza e dell’aggravarsi della crisi economica e sociale.

«Le decisioni di sospensione impediscono la partecipazione di questi Paesi agli organismi dell’ECOWAS e dell’UA, in particolare a quelli che si occupano di sfide importanti come la sicurezza, le questioni umanitarie e lo sviluppo economico sostenibile», sottolinea il comunicato congiunto firmato dai tre ministri.

Hanno inoltre auspicato «la ricerca di soluzioni endogene alle sfide che questi Paesi devono affrontare», prima di esprimere la loro disponibilità a «esaminare qualsiasi partenariato che rispetti la loro sovranità e risponda alle esigenze delle loro popolazioni».

«Nel contesto della lotta contro l’insicurezza nella fascia sahelo-sahariana, le delegazioni burkinabé, guineana e maliana hanno sottolineato la necessità di unire i loro sforzi e quelli dei Paesi della sub-regione e della regione per affrontare questo flagello», hanno dichiarato.

Hanno chiesto «coerenza» nelle azioni «a livello regionale, sulla base delle operazioni bilaterali già in corso», e hanno invitato a «istituzionalizzare un quadro permanente di consultazione tra i tre Paesi» e ad avviare «consultazioni politiche e diplomatiche al più alto livello sull’asse Bamako-Conakry-Ouagadougou».

Infine, hanno riaffermato il loro «impegno» a rispettare «gli obiettivi e i principi dell’ECOWAS e dell’UA» e a «rispondere alle aspirazioni delle popolazioni» dei tre Paesi, compresi i programmi «per lo sviluppo del commercio, dei trasporti, dell’approvvigionamento di beni di prima necessità, della trasformazione professionale, dello sviluppo rurale, delle miniere, della cultura, delle arti e della lotta all’insicurezza».

Il Mali è stato teatro di due colpi di Stato – nell’agosto 2020 e nel maggio 2021 – soprattutto a causa dell’aumento dell’insicurezza, un caso simile a quello del Burkina Faso, che ha subito una rivolta nel gennaio 2022, seguita da un colpo di palazzo in ottobre per rovesciare l’allora leader della giunta militare.

Nel caso della Guinea, il colpo di Stato del settembre 2021 è scaturito dall’aumento dei disordini popolari e dalle critiche dell’opposizione nei confronti dell’allora presidente, Alpha Condé, dopo aver ottenuto un terzo mandato nonostante il limite costituzionale di due mandati. Tuttavia, la diffusione della minaccia jihadista dal Sahel al Golfo di Guinea ha fatto scattare l’allarme a Conakry.

Fonte: (EUROPA PRESS)

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