
La giunta militare al potere in Mali ha ordinato la partenza dal Paese del capo dell’ufficio per i diritti umani della missione ONU (MINUSMA), Guillaume Ngefa-Atondoko Andali, con l’accusa di aver intrapreso attività «destabilizzanti e sovversive», contrarie ai doveri della carica.
Secondo la giunta, Andali ha dato voce nelle sedi internazionali a «usurpatori che si arrogano il titolo di rappresentanti della società civile maliana», riferendosi a persone che si sono espresse contro le autorità e hanno presentato versioni presumibilmente «fuorvianti».
Il governo, che ha accusato il capo della MINUSMA di essere di parte, ha riferito di aver già notificato alla missione internazionale questa domenica che Andali è «persona non grata» e deve quindi lasciare il Paese africano in meno di 48 ore.
La giunta ha sottolineato di essere disposta a mantenere un dialogo, ma ha posto come linee rosse il rispetto della sovranità, il riconoscimento delle decisioni «strategiche» che possono essere prese e la considerazione degli «interessi vitali» della popolazione maliana.
Il leader della giunta militare del Mali, Assimi Goita, aveva già puntato i riflettori sulla MINUSMA negli ultimi mesi, chiedendo una maggiore collaborazione con l’esercito nello svolgimento delle sue operazioni.
La MINUSMA ha i «caschi blu» dispiegati nel Paese dal 2013, anche se le relazioni si sono deteriorate in seguito ai colpi di Stato guidati da Goita nell’agosto 2020 e nel luglio 2021 e alla procrastinazione della giunta nel fissare un calendario elettorale per una transizione democratica.
Negli ultimi anni, inoltre, il Mali ha preso le distanze dai suoi ex partner europei, rivolgendosi invece alla Russia e ricevendo mercenari dal Gruppo Wagner, amico del Cremlino. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov è in visita in Mali questa settimana.
Fonte: (EUROPA PRESS)






