
Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki si è espresso a favore del ritorno della pena di morte per i reati più gravi, un’opzione sulla quale egli stesso ha ammesso di essere in disaccordo con la Chiesa cattolica e che lo allontanerebbe dalla dottrina comune europea.
La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea stabilisce all’articolo 2 che «nessuno può essere condannato alla pena di morte o giustiziato», ma Morawiecki si è espresso a favore della riapertura del dibattito in Polonia e ha avvertito che il mondo potrebbe muoversi troppo velocemente per sradicarla.
Secondo il quotidiano «Gazeta Wyborcza», egli ritiene che la pena di morte «dovrebbe essere consentita» per i reati più gravi, come ha affermato durante un incontro con i cittadini trasmesso su Facebook.
L’ultima esecuzione in Polonia è avvenuta nel 1988, per un caso di omicidio, e l’anno successivo è entrata in vigore una moratoria che ha posto fine «de facto» alla pena capitale. La riforma giuridica definitiva è arrivata nel 1997, quando questo tipo di pena è stato abolito dal Codice penale.
Fonte: (EUROPA PRESS)






