
Il sacerdote gesuita Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana durante il pontificato di Benedetto XVI, ha sottolineato che egli è stato «un maestro dell’intelligenza della fede nel nostro tempo» e che ha governato senza «teatralità o ricerca di salvare la propria immagine o quella della Chiesa stessa».
«Ha affrontato gli scandali che sono scoppiati durante il suo governo senza teatralità o cercando di salvare la propria immagine o quella della Chiesa, ma guidato dal desiderio di verità e giustizia», ha dichiarato Lombardi al quotidiano italiano «La Repubblica».
Il presidente della Fondazione Joseph Ratzinger – Benedetto XVI ha sottolineato che le sue dimissioni dal pontificato nel 2013 sono state un «atto di governo» che «sarà ricordato nei libri di storia». Soprattutto, ha sottolineato di essere un «maestro dell’intelligenza della fede nel nostro tempo». Nelle dichiarazioni ai media vaticani, ha assicurato che non c’è dubbio che il pontificato di Benedetto XVI sia stato caratterizzato più «dal suo magistero che dai suoi atti di governo». Allo stesso modo, ha sottolineato di aver sempre presentato una «fede sempre in dialogo con la ragione, una fede ragionevole; una ragione aperta alla fede».
«Papa Ratzinger è stato giustamente rispettato da coloro che vivono attenti ai movimenti del pensiero e dello spirito e cercano di leggere gli eventi nel loro significato più profondo e a lungo termine, senza fermarsi alla superficie degli eventi e dei cambiamenti», ha detto.
Secondo Lombardi, non aveva paura di confrontarsi con idee e posizioni diverse, guardava con lealtà e lungimiranza alle grandi questioni, all’oscuramento della presenza di Dio nell’orizzonte dell’umanità contemporanea, agli interrogativi sul futuro della Chiesa, soprattutto nel suo Paese e in Europa. «E ha cercato di affrontare i problemi con lealtà, senza sottrarsi, anche se erano drammatici; ma la fede e l’intelligenza della fede gli hanno sempre permesso di trovare una prospettiva di speranza», ha sottolineato.
Ha inoltre sottolineato il «valore intellettuale e culturale» di colui che è stato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede per 24 dei 26 anni di pontificato del suo predecessore, Giovanni Paolo II. «È stato un servizio all’unità della fede della Chiesa nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, affrontando le tensioni e le sfide del tempo nel dialogo con l’ebraismo, l’ecumenismo, il dialogo con le altre religioni, il confronto con il marxismo, nel contesto della secolarizzazione e della trasformazione della visione dell’uomo e della sessualità», ha sottolineato Lombardi.
D’altra parte, ha anche sottolineato di essere riuscito a proporre una «sintesi dottrinale ampia e armoniosa come quella del Catechismo della Chiesa Cattolica», accettata dalla stragrande maggioranza della comunità ecclesiale con un «consenso inaspettato, per portare questa comunità a varcare la soglia del terzo millennio sentendosi portatrice di un messaggio di salvezza per l’umanità».
Lombardi ha parlato anche della gestione degli abusi sessuali durante il pontificato di Benedetto XVI, ricordando che sono stati causa di «critiche e attacchi personali nei suoi confronti fino ai suoi ultimi anni, e quindi anche di profonda sofferenza».
Sono fermamente convinto che egli abbia visto con sempre maggiore chiarezza la gravità dei problemi e abbia avuto il grande merito di affrontarli con ampiezza e profondità di vedute nelle loro varie dimensioni: ascolto delle vittime, rigore nella ricerca della giustizia di fronte ai crimini, cura delle ferite, definizione di norme e procedure adeguate, formazione e prevenzione del male», ha detto Lombardi.
Ha anche confermato di aver sempre agito sulla base della verità: «Benedetto XVI non si è mai preoccupato di un’immagine» di sé o della Chiesa che non corrispondesse alla verità.
Fonte: (EUROPA PRESS)






