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Il Sudan indaga sul possibile uso di munizioni illegali durante la repressione delle proteste anti-esercito

Roberto De Luca

2022-12-28
File
File – Dimostranti nella capitale sudanese Khartoum durante una protesta contro le autorità militari in seguito al colpo di Stato dell’ottobre 2021. – Ela Yokes/ZUMA Press Wire Servic / DPA

La Procura del Sudan ha annunciato l’apertura di un’indagine sul possibile uso di munizioni illegali durante la repressione delle recenti proteste contro l’esercito, in corso da oltre un anno in risposta al colpo di Stato del novembre 2021.

«La procura mi ha informato che la nostra richiesta è stata accettata e che è stata formata una commissione d’inchiesta guidata da Tahir Abdelrahman, procuratore capo dell’ufficio dei martiri», ha dichiarato l’avvocato e attivista Mez Hadrat, come riportato dal portale di notizie Sudan Tribune.

Hadrat aveva presentato una petizione per un’indagine sul possibile uso da parte delle forze di sicurezza di bombole di gas lacrimogeno riempite di pietre, chiodi e vetro, che avrebbero causato la morte di due manifestanti tra il 23 e il 24 novembre.

Il Comitato centrale dei medici sudanesi (CCSD) ha ripetutamente denunciato lesioni dovute all’uso di tali apparecchiature, spingendo avvocati e attivisti a chiederne il divieto di utilizzo. Hadrat ha dichiarato che la richiesta è stata avanzata in risposta al «significativo aumento di morti e feriti a causa di questi pericolosi proiettili».

Le autorità militari e diversi partiti politici e organizzazioni della società civile hanno recentemente firmato un «accordo quadro» per rilanciare il processo di transizione, duramente colpito dopo il colpo di Stato del 2021 guidato dal capo dell’esercito e presidente del Consiglio sovrano di transizione, Abdelfattah al-Burhan, con l’obiettivo di tenere le elezioni entro due anni.

Al Burhan ha guidato un colpo di Stato nell’ottobre 2021 che ha estromesso il primo ministro di transizione, Abdullah Hamdok, nominato dopo un accordo tra la precedente giunta militare e varie organizzazioni civili e gruppi di opposizione.

Sebbene Hamdok, detenuto dopo la rivolta, sia tornato in carica nel novembre 2021 in seguito a un accordo firmato con Al Burhan tra le pressioni internazionali, alla fine si è dimesso dopo aver denunciato la sanguinosa repressione delle manifestazioni anti-golpe nel Paese africano, che ha provocato più di cento morti per mano delle forze di sicurezza.

Fonte: (EUROPA PRESS)

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