
La Camera Penale Permanente della Corte Suprema di Giustizia del Perù ha respinto il ricorso presentato dall’ex presidente Ollanta Humala (2011-2016) per annullare l’accusa di presunto riciclaggio di denaro e organizzazione criminale, che lo ha tenuto in detenzione preventiva tra giugno 2017 e aprile 2018.
L’accusa ha così ottenuto un’importante vittoria ed è riuscita a portare Humala, sua moglie, Nadine Heredia, e i rappresentanti del Partito Nazionalista Peruviano davanti a un tribunale per rispondere delle accuse di finanziamento irregolare durante le loro campagne presidenziali nel 2006 e nel 2011.
I giudici della Corte Suprema hanno sottolineato che le accuse mosse dalla difesa di Humala non sconfessano le prove presentate dalla task force Lava Jato, ma le minano, rendendo necessario che il caso venga chiarito in un processo pubblico.
Il processo che Humala dovrà affrontare è simile a quelli affrontati da altri ex presidenti come Alejandro Toledo e Pedro Pablo Kuczynski, nonché dalla candidata alle presidenziali Keiko Fujimori, più volte fallita, accusata di aver ricevuto finanziamenti illeciti dalla società di costruzioni brasiliana Odebrecht.
Secondo l’accusa, le società OAS e Odebrecht – quest’ultima presente in numerosi casi di corruzione in tutto il continente – avrebbero finanziato irregolarmente la campagna elettorale di Humala nel 2011, che gli ha permesso di accedere alla Casa di Pizarro dopo aver sconfitto Keiko Fujimori; mentre nel 2006 avrebbe ricevuto finanziamenti dal defunto ex presidente del Venezuela, Hugo Chávez.
Fonte: (EUROPA PRESS)






