
La vicepresidente argentina Cristina Fernández de Kirhcner ha annunciato lunedì la decisione di ricusare il giudice federale Julián Ercolini in un caso che vede indagati gli ex dirigenti dell’Amministrazione federale delle entrate (AFIP) durante l’amministrazione Macri, sostenendo che la sua imparzialità è in dubbio.
«Ho dato mandato al mio avvocato di sfidare il giudice Ercolini nel processo che indaga sulle manovre illegali messe in atto da Alberto Abad e Leandro Cuccioli dell’AFIP, durante l’amministrazione di Mauricio Macri, per perseguitare me e i miei due figli», ha dichiarato l’ex presidente in un messaggio sul suo account Twitter.
Secondo Fernández de Kirchner, la sfida a Ercolini si basa sul suo «già famoso viaggio» al Lago Escondido insieme ad altri giudici, agenti dei servizi segreti e dirigenti del gruppo mediatico Clarín Telecom.
Allo stesso modo, la direttrice del Senato argentino ha condiviso il documento in cui chiede che il giudice venga rimosso dal caso contro gli ex dirigenti dell’AFIP, in cui si specifica che «nell’ambito di un audit interno realizzato dall’agenzia di riscossione delle imposte, si è stabilito che l’AFIP, sotto la guida di Alberto Abad e Alberto Abad, era stata coinvolta nelle indagini del caso», sotto la guida di Alberto Abad e Leandro Cuccioli, aveva compiuto molteplici azioni illegali per perseguitare e vessare la famiglia Kirchner, commettendo, tra gli altri, i reati di abuso di autorità, violazione dei doveri di pubblico ufficiale e associazione illecita», come riportato dall’agenzia di stampa Télam.
In questo senso, ha sottolineato che questi crimini oggetto di indagine «non costituiscono episodi isolati, ma piuttosto fanno parte di una serie di azioni criminali concertate dai più alti livelli dell’ex governo nazionale».
«Il panorama evidenziato, sotto gli occhi di qualsiasi osservatore dotato di un minimo di obiettività, denota che il giudice Julián Ercolini non può e non deve continuare a essere responsabile di questo processo, in quanto esiste un grave e fondato timore oggettivo di parzialità», si legge nella ricusazione.






