
Circa mille lavoratori dei trasporti sudcoreani hanno inscenato un sit-in a Seul sabato per ribadire le loro richieste di migliori retribuzioni e sicurezza del lavoro, nonostante la sospensione di venerdì dello sciopero di due giorni che ha paralizzato il Paese.
I manifestanti sono membri della Confederazione coreana dei sindacati, che hanno giustificato la sospensione dello sciopero come una misura nell’interesse dei dipendenti, come riporta l’agenzia di stampa ufficiale sudcoreana Yonhap.
«La lotta si è conclusa in paisa per proteggere l’industria instabile che è la logistica, e per minimizzare i danni causati ai lavoratori», secondo il leader sindacale Lee Bong Joo, riferendosi all’ordine del governo di tornare al lavoro, il cui rifiuto avrebbe potuto comportare pesanti multe.
Dopo aver appreso del nuovo ordine, il Sindacato di Solidarietà dei Trasportatori di Merci ha deciso di tenere una votazione venerdì, con quasi il 62% di voti a favore della fine dell’interruzione del lavoro. In precedenza, il ramo sindacale del porto di Busan, uno dei più grandi del Paese, aveva già deciso di sospendere lo sciopero senza ballottaggio.
Gli ordini del governo sudcoreano, che è stato costretto a ricorrere a questo regolamento per la prima volta dall’emanazione della relativa legge nel 2004, sono stati sostenuti dal Partito Democratico all’opposizione.
Tuttavia, secondo l’agenzia di stampa ufficiale Yonhap, alcuni camionisti hanno lamentato l’esistenza di una norma che considerano incostituzionale: la legge proibisce lo sciopero senza giusta causa, ma non chiarisce mai quali ragioni sarebbero accettate come valide.
Le associazioni sindacali del Paese hanno infatti chiesto all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) di verificare se l’ordine del governo viola i diritti fondamentali dei lavoratori. Il Ministero del Lavoro e dell’Occupazione ha confermato che l’agenzia delle Nazioni Unite ha inviato una lettera a nome di Corinne Vargha, direttrice degli standard internazionali del lavoro, chiedendo al governo sudcoreano di chiarire la sua posizione sulla controversia.
Il secondo sciopero dei trasporti in meno di sei mesi, dopo quello dei camionisti del cemento, è costato al governo sudcoreano una cifra stimata in 2,6 miliardi di dollari (circa 2,4 miliardi di euro).
I manifestanti hanno chiesto una proroga a tempo indeterminato del cosiddetto Sistema di tariffe per il trasporto merci sicuro, che garantisce salari minimi, fondamentali per la sicurezza e la stabilità finanziaria di fronte all’aumento dei prezzi del carburante.






