
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha incontrato mercoledì l’ambasciatore designato dell’Iran a Roma, Mohammad Reza Saburi, chiedendo a Teheran di porre fine alla pena capitale e di avviare un dialogo con i manifestanti.
«L’Italia è impegnata nella difesa dei diritti umani e della democrazia, contro la pena di morte», ha dichiarato Tajani ai media all’uscita dal Palazzo della Farnesina, dove ha incontrato Saburi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa AdnKronos.
Tajani ha trasmesso al rappresentante diplomatico iraniano la «preoccupazione, l’indignazione e la ferma condanna» dell’Italia per la repressione del dissenso da parte delle autorità nel contesto delle proteste per la morte in custodia della polizia di Mahsa Amini, arrestata per aver indossato il velo in modo scorretto.
«Continueremo a condannare con forza quanto sta accadendo. Difendiamo i diritti umani, la libertà di stampa, la libertà di manifestazione», ha dichiarato Tajani, sottolineando che gli adolescenti di 14 o 17 anni «non sono questioni di ordine pubblico» e «non hanno nulla a che fare con la protezione della sicurezza nazionale».
«La decisione di eseguire esecuzioni di giovani manifestanti rappresenta una linea di non ritorno per l’Italia (…) Nessuna autorità può arrogarsi il diritto di togliere la vita a un prigioniero», ha rimproverato il ministro Tajani, che ha definito le condanne a morte «inaccettabili» sia per l’Italia che per l’Unione Europea.
Tajani ha infine espresso l’auspicio che Teheran sospenda le esecuzioni per favorire un riavvicinamento tra Roma e parte della comunità internazionale, sottolineando però che queste parole «non sono un’interferenza negli affari interni» dell’Iran.
Il Ministero degli Esteri italiano ha convocato mercoledì l’ambasciatore designato dell’Iran per protestare contro la mancata presentazione delle credenziali al Quirinale e per esprimere il proprio disaccordo con la risposta istituzionale dell’Iran alle manifestazioni antigovernative.
Le autorità iraniane hanno finora giustiziato due persone condannate per il loro ruolo nelle manifestazioni, mentre diverse migliaia sono state arrestate. Tra questi, più di 20 rischiano la pena di morte, secondo un rapporto pubblicato il 10 dicembre dal quotidiano locale «Etemad».
La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha recentemente confermato che più di 300 persone sono state uccise dall’inizio delle proteste, il primo bilancio ufficiale dall’inizio delle proteste dopo la morte di Amini, un membro della minoranza curda iraniana.
La cifra è inferiore a quella fornita dall’ONG Iran Human Rights, che indicava in oltre 400 il numero di morti dovuti alla repressione delle forze di sicurezza.
Fonte: (EUROPA PRESS)






