
L’Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale (CPI) ha concluso venerdì la sua indagine su possibili crimini di guerra nella Repubblica Centrafricana, che ha portato all’incriminazione di quattro persone e all’emissione di un mandato di arresto per una quinta per crimini di guerra e contro l’umanità.
La Corte penale internazionale ha aperto due indagini sulla RCA: la prima sul conflitto armato tra il 2002 e il 2003 tra il governo e i gruppi ribelli; la seconda sui successivi combattimenti tra Séléka e le milizie anti-balaka scoppiati nel 2012.
A seguito di entrambe le indagini, tre importanti leader delle milizie anti-balaka, Patrice-Edouard Ngaissona e Alfred Yekatom, sono stati accusati rispettivamente di 21 e 31 capi d’accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, così come il leader delle milizie Séléka, Mahamat Said Abdel Kani, di sette capi d’accusa per crimini contro l’umanità, che coprono uno spettro di atrocità che va dall’omicidio alla tortura e all’abuso sessuale, compreso il reclutamento di bambini soldato.
Un terzo leader anti-balaka, Maxime Mokom, è sotto accusa in attesa del numero di capi d’imputazione e un quinto individuo, l’ex ministro della Sicurezza Mahamat Nouradine Adam, è ricercato per aver presumibilmente commesso crimini contro l’umanità facilitando torture, esecuzioni sommarie e detenzioni arbitrarie da parte delle milizie Séléka.
Tutti questi casi si riferiscono al confronto tra milizie, ma vale la pena ricordare l’esistenza del cosiddetto Tribunale Penale Speciale per la RCA, incaricato di indagare sulle atrocità commesse durante la guerra civile dei primi anni 2000 tra il governo e i ribelli dell’Unione delle Forze Democratiche per il Raggruppamento (UFDR), nonché sulle violenze inter-militari tra Séléka e anti-balaka, considerate una diretta conseguenza.
Pertanto, a parte questi casi pendenti, il procuratore della CPI, Karim Khan, ha confermato che il suo ufficio «non perseguirà nuove linee di azione sulla presunta responsabilità penale di altre persone» e, a meno di una «svolta significativa, la fase di indagine sulla situazione nella Repubblica Centrafricana è terminata».
Il procuratore ha dedicato il resto della dichiarazione ad applaudire la collaborazione tra la CPI e il tribunale ibrido sostenuto dalle Nazioni Unite in RCA.
«I procedimenti davanti alla Corte penale internazionale e al Tribunale penale speciale si svolgono contemporaneamente e tutti lavorano insieme per chiudere la ferita dell’impunità», ha spiegato il procuratore, in quello che ha definito un «esempio tangibile di sinergie» tra due giurisdizioni che condividono una missione comune, «rendere giustizia alle vittime dei peggiori crimini commessi nella RCA».






